Da uno studio di Golman Sachs si evince che il rifiuto di alcune compagnie di trasporto nell’attraversare il Canale di Suez non inciderebbe più di tanto sul costo mondiale del denaro. Un impatto molto più significativo è invece riconducibile ai rincari da parte dei carrier, alcuni arrivati addirittura a doppia cifra.
BUONE NOTIZIE DAL FRONTE ORIENTALE.
Nonostante gli innegabili disagi sul settore del trasporto – in particolar modo quello marittimo – sembra che la cosiddetta “Crisi del Mar Rosso” non avrà effetti di grande rilievo sul tasso di inflazione.
Per la precisione, la banca d’affari ha innalzato il valore dell’Eurozona al 2,3% (a dispetto del 2,2% ipotizzato lo scorso maggio), pur precisando che se il dirottamento delle navi per il Capo di Buona Speranza dovesse perdurare il tasso potrebbe crescere ancora.
In ogni caso, l’ente tiene a rassicurare che l’impatto economico non sarà paragonabile né per gravità né per durata alla crisi registrata nel periodo pandemico, poiché le navi disponibili sono attualmente molte di più e, inoltre, non ci sono ulteriori difficoltà legate alle congestioni portuali come quelle registrate durante il lockdown.
I GLOBAL CARRIERS NAVIGANO IN BUONE ACQUE.
La Crisi del Mar Rosso ha avuto il suo effetto anche in Borsa, ma – al contrario di quanto si possa pensare – piuttosto positivo per i “Global Carrier” che, secondo Roteurs, sono risultati i migliori performer in Borsa dall’inizio del 2024.
I dati parlano chiaro: dai rilievi dello scorso 5 gennaio, infatti, si evince una crescita di Maersk del 17% (la maggiore da aprile 2009). Per Hapag Lloyd l’incremento sale addirittura al 23%, mentre per l’israeliana Zim si arriva alla percentuale davvero notevole del 44,67%!